Scialocco

November 27, 2010

John Donne Reloaded

Filed under: haiku,πόλις [polis] — Shylock @ 9:45 PM
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Nessuna città
è un’isola a sé stante:
John Donne Reloaded.

November 16, 2010

Impara l’arte

(Feat. Paola Caruso, Oleg Mavromatti, i clandestini di Brescia)

Impara l’arte
di mischiare le carte
e metti da parte
la protesta onesta
sali anche tu
in cima a una gran gru
e piscia sulla testa
a quelli che stan giù
ai carabinieri
arriverà anche GNeri
a darti ragione
si dà ad ogni frescone
che chiama ‘oppressione’
il rispetto della legge
addosso a Bordone
che è un servo del padrone
io esco dal gregge
e voglio il contratto
mi spetta di diritto e di fatto
e abbasso il pivello
che mi frega di scatto
senza anzianità
non è al mio livello
ed io non mangio più
fanculo la gravità
io resto sulla gru.
Chorus: salli sulla gru anche tu
e protesta a testa in giù
sali in alto sulla gru
chiedi tutto e anche di più.

Avanti alla riscossa
chi mi dà una scossa?
bandiera rossa
la trionferà
accorrete numerosi
dagli atri muscosi
da tutti i socialcosi
e i fori cadenti
e ditelo alla gente
cinquanta cent non sono niente
per la celebrità.
Chorus: salli sulla gru anche tu
e protesta a testa in giù
sali in alto sulla gru
tanto dopo scendi giù.

November 15, 2010

American Dream

Filed under: τέχνη [techne],scene di vita quotidiana — Shylock @ 7:59 PM
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Pietro Annigoni:
sogno il Distributore
americano
.

November 14, 2010

Ghigni a confronto

Filed under: haiku,πόλις [polis],τέχνη [techne] — Shylock @ 7:51 PM
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Ghigni a confronto:
come il vecchio re Saul
è Berlusconi.

November 13, 2010

Lezzo d’autunno

Filed under: haiku,πόλις [polis] — Shylock @ 10:48 AM
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Spuntan da fogne
soliti fascistelli:
lezzo d’autunno.

November 7, 2010

Sconsigli di lettura

Filed under: haiku — Shylock @ 11:48 PM
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Eco verbosa
di complottismi antichi
sonno concilia:


Scena: il Mont Tonnerre, il monte del Tuono. Sulla riva sinistra del Reno, a poche leghe da Worms, inizia una serie di lugubri montagne, il Seggio del Re, la Rocca dei Falconi, la Cresta del Serpente e, più elevato di tutti, il monte del Tuono.

Il 6 di maggio del 1770 (quasi vent’anni prima dello scoppio della fatidica Rivoluzione), mentre il sole discendeva dietro la guglia della cattedrale di Strasburgo, che quasi lo divideva in due emisferi di fuoco, uno Sconosciuto veniva da Magonza e stava salendo le pendici di quel monte, a un certo punto abbandonando persino il suo cavallo. D’improvviso veniva catturato da alcuni esseri mascherati che, dopo averlo bendato, lo conducevano al di là della selva in una radura dove lo attendevano trecento fantasmi avvolti in un sudario e armati di spada, che iniziavano a sottoporlo a un interrogatorio fittissimo.

Cosa tu vuoi? Vedere la luce. Sei pronto a giurare? E via a una serie di prove, come bere il sangue di un traditore appena ucciso, spararsi alla testa con una pistola onde provare il proprio senso dell’obbedienza, e fanfaluche dello stesso genere, che evocavano rituali massonici di infimo ordine, ben noti anche ai lettori popolari di Dumas, sino a che il viaggiatore decideva di tagliar corto e di rivolgersi con alterigia alla congrega, mettendo in chiaro che ne conosceva tutti i riti e i trucchi, e che quindi la smettessero di fare teatro con lui, perché lui era qualcosa di più di tutti loro, e di quella congrega massonica universale era il capo per diritto divino. E chiamava per porli al suo comando i membri delle logge massoniche di Stoccolma, di Londra, di New York, di Zurigo, di Madrid, di Varsavia, e di vari paesi asiatici, tutti ovviamente già accorsi sul monte del Tuono.

Perché i massoni di tutto il mondo si erano lì congregati? Lo Sconosciuto ora lo spiegava: domandava la mano di ferro, la spada di fuoco e le bilance di diamante per cacciare l’Impuro dalla terra, ovvero avvilire e distruggere i due grandi nemici dell’umanità, il trono e l’altare (il nonno mi aveva pur detto che il motto dell’infame Voltaire era écrasez l’infame). Lo Sconosciuto ricordava quindi che egli viveva, come ogni buon negromante dell’epoca, da millanta generazzzzzzzz

November 6, 2010

E’ sempre colpa. Degli americani.

Filed under: Collateral Poetry — Shylock @ 3:59 PM
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E’ sempre colpa. Degli americani.
Logica magnagati. E adamantina.
Ci spiega l‘alluvione. Vicentina.
Dai fogli d’un dei grandi quotidiani
un adottivo figlio di Caldogno
patria a pedestri gran ragionatori
che non elessero a capri espiatori
di un triste e rio destin nemmeno in sogno
solo erigendi e per di più a valle
dei militari insediamenti yankee
a raddrizzar costrutti assai sbilenchi
(se geografia non ci racconta balle)
la spiegazion, lo vede ognun,  non regge:
non crollano argini sotto scorregge
d’inesistenti dormienti in caserma
e Google Earth del resto lo conferma
un prato che persiste e non palude
diventa, non è ‘sfogo’, ci s’illude.

Il Bacchiglione – il fiume che ha travolto tutto, da Vivaro a Vicenza, passando per Cresole e Rettorgole, località di Caldogno – io lo conosco bene. Quando ho tempo e il tempo lo permette, lo risalgo in bici, lungo il greto. Vi entro al confine con Vicenza, il Ponte del Marchese, al confine con il Dal Molin, l’area dove, un giorno dopo l’altro, con rapidità sorprendente (e inquietudine immutata), vedo sorgere la base americana.
[…]
L’acqua, uscita dagli argini, arriva in un attimo. E quando scende verso Vicenza, sempre più tumultuosa, non incontra più l’ultimo rifugio, l’ultimo sfogo. Il Dal Molin. È impermeabilizzato, messo in sicurezza. Oggi più che mai. Così l’onda scivola via. Prosegue sempre più grossa. E si abbatte su Vicenza senza ostacoli, senza freni, senza limiti.

Table Connect

Filed under: haiku,τέχνη [techne] — Shylock @ 9:21 AM
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Giocattolone
per megamelomani:
è Table Connect.

Il Verso dell’Anno

Filed under: Collateral Poetry,τέχνη [techne] — Shylock @ 1:03 AM
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Abbiamo sofferto i Simpson‘: non mio
ma è, senz’altro, il Verso dell’Anno.

November 5, 2010

Il Rosso e il Nero

Filed under: πόλις [polis],Poetic Justice — Shylock @ 11:40 PM
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L’estrema destra e l’estrema sinistra
son soprattutto pari in un aspetto:
ch’entrambe han l’ebreo in gran dispetto
se non è in cenere ed osa, il sionista,
farsi uno Stato e questo è già bastante
a condannarlo secondo dottrina
che di malocchio vede in Palestina
rieder colui che più non vuolsi errante
ma prender posto suo tra le nazioni
tanto che un veglio attore che pischello
l’armi a Salò prese, or trova bello
rappresentar, senza contraddizioni,
la veglia eroica della guerrigliera
suicida e cara a feccia rossa e nera.

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